L’abbazia fu fondata in località Cuti (Cuti è il nome di una contrada di campagna così denominata per via del terreno molto pietroso) tra il 1061 e il 1078 dall’ abate Eustasio che assieme ad altri monaci benedettini “dissoda e bonifica le terre sterili circostanti” il luogo presso cui sorge il monastero. Eustasio provvide a dotare l’abbazia dei beni materiali necessari a sostentare la comunità benedettina.
Per coltivare le terre Eustasio chiama a se “genti rustiche” legandole al monastero con condizioni contrattuali. La consistenza dei beni materiali, che fanno dell’Abbazia un vero e proprio centro di attività economiche , aumenta col passare del tempo , attraverso una serie di offerte e lasciti di privati. I possedimenti agrari della struttura si ingrandiscono trasformandola in una curtis .
A partire dal XII secolo sorgono diversi conflitti che portano i monaci a scontrarsi con la curia barese per tutelare la propria indipendenza ,ciò porta ad una decadenza dell’abbazia anche nell’attività economica : se inizialmente i Benedettini hanno saputo amministrare i propri beni in modo da poter acquisire sempre più terre ad un certo punto la comunità monastica passa ad attuare quasi esclusivamente permute e cessioni. Ad esempio nel 1286 i Domenicani di Bari dimoranti presso la Chiesa di San Leonardo, sita in località extra-moenia di Bari, acquisiscono un’area che si trova all’interno delle mura delle città di Bari e che è di proprietà di Ognissanti, a cui offrono , in virtù di permuta , aree proprie.
Nel 1295 con una bolla di Bolla di Bonifacio VIII l’Abbazia viene soppressa ed è unita giuridicamente alla Basilica di San Nicola che acquisisce i beni di proprietà dei Monaci Benedettini (appartenevano ai Benedettini di Ognissanti di Cuti tra gli altri, il piccolo feudo di San Lorenzo a Casamassima- la piccola chiesetta rurale è tuttoggi esistente ed appartiene alla Basilica di San Nicola-, la chiesa di San Sebastiano di Sannicandro con estensioni di terreno coltivato, ed anche un grande territorio nelle campagne di Gioia del Colle, denominato “canalone di Gioia”) i possedimenti si frantumano ma le rendite dell’Abbazia si mantengono ancora consistenti. In una serie di documenti datati tra il 1320 e il 1327 si attesta il reddito non indifferente derivante dagli oliveti di proprietà della chiesa di Ognissanti.
L’abbazia ha svolto un ruolo di primo piano nella vita economica di Valenzano, sia in quanto centro di tipo curtense e sia per l’importante fiera di Tutti i Santi che si svolge a partire dal XV secolo attorno all’edificio monastico dopo che l’abbazia è rientrata nella sfera d’influenza di San Nicola.
Il Real Capitolo Nicolaiano, promuove un’attività di contrattazione che ha come polo attrattivo l’Abbazia di Ognissanti e che mette in moto un flusso monetario che oltrepassa le rigide barriere economiche proprie della curtis. Alla fiera di “Tutti i Santi” accorrono mercanti provenienti dalla Terra d’Otranto, dalla Basilicata e dalla Capitanata. Il Real Capitolo sovrintende alle attività mercantili che si svolgono nell’ambito della fiera, deputando a ricoprire il ruolo di “mastro economico” un suo canonico.
I commercianti per poter negoziare e far affari dovevano pagare una tassa al Capitolo ma per il resto godevano di ampi privilegi essendo esenti da qualsiasi tributo e imposta fiscale. Nei riguardi della fiera di “Tutti i Santi” poiché essa ricade nel territorio del Comune di Valenzano,tra questo e il Capitolo si apre una lunga contesa, dal momento che “l’Università” di Bari, (cosi veniva chiamata un tempo l’amministrazione comunale), non potendo accampare diritti di natura fiscale sulle attività che si svolgono attorno all’abbazia, si vede defraudata della possibilità di rimpinguare l’erario cittadino attraverso una cospicua fonte di reddito.
Il cenobio di Ognissanti viene soppresso nei primi anni del XVI, dopo aver ospitato una comunità di Monaci che per due secoli non riesce a raggiungere nemmeno le dieci unità, ma anche dopo la soppressione la fiera continua a svolgersi, alimentando liti tra l’Università di Valenzano ed il Real Capitolo di San Nicola di Bari. Vi si commerciavano cuoio, lana , frumento, olio, bestiame, formaggio spezie e aromi. L’edificio del monastero, già ridotto in cattive condizioni per l’incuria e l’abbandono, scompare del tutto nella seconda metà del XVIII secolo, quando i frati Alcantarini, per costruire il Santuario della Madonna del Pozzo di Capurso, utilizzano il materiale ricavato dall’abbattimento dei muri dell’abbazia.
Approfittando che numerosi mercanti non disponendo più di posto dove ripararsi dalle intemperie, rinunciano a partecipare alla fiera, la quale comincia a svuotarsi di importanza , il comune di Valenzano fa richiesta all’Intedente di Bari per avere il trasferimento dalla manifestazione all’interno dell’abitato: una prima petizione è del 3 maggio 1810 , una seconda del 17 maggio 1811.
Gioacchino Murat autorizza il trasferimento della fiera all’interno dell’abitato con decreto reale del 3 giugno 1811 e da allora di consueto la fiera di Ognissanti (dalle gloriose origini, come su scritto), si svolge in Valenzano il 1° Novembre richiamando molti visitatori specie dai paesi limitrofi (Adelfia, Casamassima, Capurso ecc.).
P.S.: racconta la tradizione locale che sul luogo dove fu costruita l’Abbazia di Ognissanti, sorgeva un grande tempio pagano dedicato a Tutti i Numi, un Pantheon. Con la venuta del Cristianesimo, sulle rovine del tempio pagano sorse la grande Abbazia dedicata a……………Tutti i Santi.
Rosa RIZZI

