La Terra di Bari nel seicento rientrava in quello che era il Vicereame spagnolo la cui massima autorità era rappresentata da un Viceré, che durava in carica 3 anni. Il Governo spagnolo in Italia faceva capo ad un Consiglio supremo che aveva la sua residenza in Madrid ed era composto da ministri i quali lontani dalle terre soggette erano totalmente ignari delle realtà sociali dei sudditi. Di questi infatti non conoscevano le necessità e, soprattutto lo stato di grande miseria in cui versava la plebe. Di riscontro mai come in quel periodo i signorotti locali misero in atto soprusi, pretese e crudeltà che spesso sfociavano in duelli tra loro per rivendicare privilegi ingiustificati. Le popolazioni erano continuamente vessate dalla presenza di gente armata dentro e fuori le mura che cingevano i paesi e le città. Da sottolineare anche i drammatici episodi del continuo ed esoso pagamento delle gabelle a cui il popolo era sottoposto, delle continue carestie, delle ricorrenti epidemie, che mietevano migliaia di vittime, oltre che dalle calamità che naturalmente si scatenavano (terremoti, bradisismi, alluvioni, siccità ecc) ed oltre alle calamità volute dai governanti : le guerre.
In questo “backgraund” storico si svolgeva la vita quotidiana del popolo, dedito a diverse attività (agricole, artigianali, di mare, di commercio).
E la donna ? Quale ruolo aveva nella società del tempo ? Erano le donne le custodi delle case, accudivano mariti e figli cercando di essere molto parche nel risparmio. Una delle attività più diffuse tra le donne del seicento era quella della filatura, mentre alla tessitura, che avveniva nelle proprie case, si dedicavano un numero più ristretto di donne poiché solo poche potevano permettersi di acquistare un ‘argata ossia un telaio per tessere corredato da tutti gli accessori. Ciò ben si evince dai vari contratti matrimoniali sottoscritti dai notai del ‘600 dai quali si apprende che “l’argata tutta fornita” era uno dei beni più prestigiosi che una donna potesse portare in dote. E non importava che tale attrezzatura fosse già stata usata dalla madre della sposa e talvolta addirittura dalla nonna. In alcuni casi l’argata era data in dote col preciso vincolo che se ne potesse servire ancora la madre della sposa o che se ne potesse servire la sorella nubile della sposa la quale, doveva pur’ella imparare a tessere per prepararsi al matrimonio.
Una preziosa funzione sociale e morale svolgevano le levatrici (le mammare) che rispondevano del loro operato non solo all’autorità civile finanche a quella ecclesiastica. Accanto a tutto questo va annotato il ruolo dominante (e spesso arrogante) delle nobildonne attorniate quotidianamente da cortigiane e damigelle ed il proliferare della popolazione dei conventi e monasteri femminili che erano pieni di novizie, suore e badesse appartenenti a famiglie nobili le quali tutte portando una cospicua dote incrementavano le proprietà conventuali.
Rosa RIZZI

