L’estate

E’ finalmente giunta l’estate, il sole arde nel cielo come attesta anche il nome della stagione aestas in latino, derivante dal verbo aestuare che significa avvampare. E’ il tempo in cui giungono a maturazione le messi ed i frutti, dal frumento all’uva, e in questa stagione i raggi del sole, prima di inclinarsi nel presagio dell’autunno, stendono una forte luce dorata sull’immobilità della calura.
Per la nostra antica civiltà contadina, l’estate è vissuta nel suo splendore, come una benedizione divina. Un antico proverbio salentino infatti dice “lu state è la manna de li poveridde” ossia l’estate è la ricchezza dei poveri.
All’inizio dell’estate, nelle lunghissime giornate di fine giugno, si miete il frumento, una raccolta una volta impregnata di sacralità ed accompagnata spesso da riti ispirati alla credenza che vedeva il raccolto manifestazione di una forza o potenza sacra. L’usanza ormai scomparsa di gettare in acqua un fantoccio vegetale oppure di bruciarlo era l’eco brutale che in tempi remoti implicava un sacrificio umano. Inoltre l’ultimo fascio di grano tagliato nella mietitura si chiamava “il morto”, ed è la ragione per cui nelle credenze la morte dello spirito della vegetazione dell’estate si celebra a mezza estate, dopo il quale i giorni cominciano ad accorciarsi ed il sole nel suo “viaggio” comincia a declinare.

Rosa RIZZI